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	<title>Idee in Movimento &#187; unità</title>
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	<description>il Blog di "Uniti per Sotto il Monte"</description>
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		<title>Non ci resta che &#8230;&#8230;.essere romantici!</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 11:11:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Politica nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo romantico di Saverio Lodato (da l&#8217;Unità del 28/7/2009) Caro Camilleri, sa cosa credo di aver capito di Lei dopo mesi e mesi di frequentazione quotidiana? Che Lei, per dirla con una canzone di Peppino Di Capri, è l’Ultimo Romantico. Lei vorrebbe una Chiesa accanto ai poveri, che sale dal basso; una sinistra &#8211; si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ultimo romantico </strong>di Saverio Lodato (da l&#8217;Unità del 28/7/2009)<br />
Caro Camilleri, sa cosa credo di aver capito di Lei dopo mesi e mesi di frequentazione quotidiana? Che Lei, per dirla con una canzone di Peppino Di Capri, è l’Ultimo Romantico. Lei vorrebbe una Chiesa accanto ai poveri, che sale dal basso; una sinistra &#8211; si accontenterebbe anche di un centro sinistra-, non totalmente immemore di Gramsci, Matteotti, i fratelli Rosselli, la famiglia Cervi, Calamandrei, don Sturzo e persino Berlinguer. Diciamo che non è riuscito a separarsi dalla loro presenza ingombrante, visto che molti dei loro eredi non sono all’altezza di quelle tradizioni di pensiero. In generale, vorrebbe uomini politici più concentrati, sul loro lavoro, animati da quello che, una volta, si chiamava lo spirito di servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">È la prima volta, nei miei 83 anni, che mi sento definire romantico. Le assicuro, caro Lodato, che è una parola che manca nel mio vocabolario personale di uomo e di narratore. <span id="more-1024"></span>Oltre tutto, quello dello chef non è un mestiere romantico, e Lei, che fa parte dello stesso ristorante, lo sa benissimo. Sulle parole ci si può sempre intendere.<br />
Però, se Lei chiama romantico chi vorrebbe un minimo di giustizia sociale, e che il divario fra chi ha e chi non ha, fosse meno stellare; se chiama romantico chi vorrebbe che i nomadi e gli extracomunitari non fossero ghettizzati in condizioni invivibili, ma trovassero un’accoglienza da esseri umani ; se chiama romantico chi non vuole la supremazia prevaricante di una nazione sull’altra; se chiama romantico chi vorrebbe che a governare nel nostro paese ci fossero uomini saggi, equilibrati, e che soprattutto non hanno mai avuto a che fare con la giustizia; se chiama romantico chi ha fiducia nell’uomo malgrado i suoi tragici errori; ebbene sì, non ho difficoltà ad ammetterlo: sono romantico, ma le rendo noto che, allora, i romantici come me, nella sola Italia, sono fortunatamente milioni.<br />
Ma già che ci siamo, gli altri, come li chiamerebbe: realisti circospetti e avveduti? Quanto ai romantici, invece, Piccolo Cesare non avrebbe dubbi: tutti comunisti.</p>
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		<title>La retorica di sessantatre anni fa</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 16:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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		<description><![CDATA[Sessantatre anni fa mio padre aveva 22 anni, quasi 23. Sessantatre anni fa, il 25 aprile del 1945, mio padre era a Milano, sui tetti, con in mano un fucile, a combattere come partigiano. Sarebbe lungo raccontare la sua resistenza ora, ma quella sua stessa realtà, quel giorno, la stavano vivendo moltissimi altri italiani, partigiani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unitipersottoilmonte.it/blog/wp-content/uploads/2008/05/scansione0001.JPG" title="scansione0001.JPG"><img src="http://www.unitipersottoilmonte.it/blog/wp-content/uploads/2008/05/scansione0001.thumbnail.JPG" alt="scansione0001.JPG" /></a></p>
<p><a href="http://www.unitipersottoilmonte.it/blog/wp-content/uploads/2008/04/scansione0001.JPG" title="scansione0001.JPG"></a>Sessantatre anni fa mio padre aveva 22 anni, quasi 23. Sessantatre anni fa, il 25 aprile del 1945, mio padre era a Milano, sui tetti, con in mano un fucile, a combattere come partigiano. Sarebbe lungo raccontare la sua resistenza ora, ma quella sua stessa realtà, quel giorno, la stavano vivendo moltissimi altri italiani, partigiani e non.</p>
<p><span id="more-54"></span>Italiani che hanno lottato per anni una lotta che rispondeva con le armi alle armi, ma che alla violenza spesso gratuita dei nazifascisti rispondevano anche con atti di coraggio ed altruismo rimasti per lo più sconosciuti, ma che resteranno per sempre vivi nella memoria di chi li ha vissuti. Vivi, non sepolti. Sessantatre anni dopo, questa memoria molti la vorrebbero cancellare, seppellire, appunto. Non riconoscere. Ma noi, genitori di ragazzi che oggi hanno la stessa età di quella che i loro nonni avevano quando questa realtà l&#8217;hanno vissuta e sofferta, possiamo permettere che quei dolori, quelle scelte sofferte, quelle speranze in un futuro di pace e libertà vengano ora relegati come retorica di un passato non da dimenticare, ma da negare? Potrei riferire alcuni episodi che mia nonna mi ha raccontato quando ero ragazza, episodi di resistenza civile alla barbarie, episodi in cui tutta una famiglia veniva coinvolta, bambini compresi, in azioni non violente di aiuto ed assistenza a chi era in montagna, a combattere. Ma sarebbe la storia di tante famiglie, qui al nord come al sud Italia. E il loro ricordo potrebbe benissimo essere quello che mia nonna mi riportava, analogo anche se non identico. Uguale nella sostanza. Il ricordo di almeno due generazioni di Italiani, i nostri nonni ed i nostri padri e madri. Ricordi, di sessantatre anni fa e più, di coloro che hanno contribuito alla nostra libertà di oggi. Non dimentichiamolo.</p>
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