Non accadeva da 15 anni: più del 50% degli aventi diritto ha votato per i quattro quesiti referendari, dando quindi efficacia al voto. Così i cittadini italiani si sono riappropriati della possibilità di decidere su temi importanti per il presente e soprattutto per il futuro.

Riportiamo i risultati del voto nella scheda allegata e facciamo solo queste osservazioni: (altro…)

Abbiamo creato una pagina apposita, dove potete trovare informazioni, volantini, iniziative locali sui referendum del 12 e 13 giugno 2011.

Fare clic qui per entrare nella pagina, oppure in alto a destra sulla parola “referendum”

Scoprilo sul sito di greenpeace. 

http://www.greenpeace.it/nuclearlifestyle/candidati.html

Intanto vediamo cosa dichiara il candidato nucleare della Lombardia:

10 febbraio 2010:
“La scelta del governo di aprire al nucleare è una scelta positiva. In Lombardia per ora non abbiamo bisogno di centrali nucleari”.
(Agenzia ASCA, 10 febbraio 2010)

http://www.greenpeace.it/nuclearlifestyle/candidati.html

Riporto volentieri questo post tratto da “Politicambiente” http://www.politicambiente.it/ Sembra incredibile che una notizia importante come questa, non arrivi ai nostri media, e quindi a noi. Che vuol dire tutto ciò? Forse che la democrazia, unitamente all’avanguardia tecnologica, in Italia sono solo un ricordo.

“L’Italia è il Paese meno adatto e più rischioso al mondo per investire i propri capitali sulle energie alternative e, in generale, su ricerche e produzioni che riguardano il clima. Questa affermazione è basata su uno studio della Deutsche Bank – circa le politiche ambientali di 109 Paesi – apparsa sul sito delle Nazioni Unite dedicato alla Convenzione sul clima (Unfccc) e puntualmente ignorata dai mass media italiani, malgrado sia stata rilanciata da una delle maggiori agenzie di stampa. Il fatto è che lo studio della banca tedesca valuta l’Italia come fanalino di coda e che le critiche dell’Onu, insolitamente dure, si rivolgono al nostro presidente del Consiglio. Verso il nostro Paese il sito dell’Onu non ha dubbi e si sbilancia, scoraggiando apertamente i possibili investitori: “Se state cercando opportunità di investimento collegate ai cambiamenti climatici – si afferma infatti nel sito delle Nazioni Unite – non mettete l’Italia in cima alla vostra lista” perché “non è assolutamente chiaro che tipo di legislazione il suo primo ministro Silvio Berlusconi intenda adottare sul clima”. Sempre parlando della cosiddetta Green Economy, gli esperti dell’Onu si permettono persino di fare dell’ironia affermando che investire nel settore del futuro in Italia è “una cosa solo per coraggiosi”. (altro…)

Avete mai pensato come il nucleare potrebbe cambiare la vostra vita? 
Scopritelo sul nuovo sito web Nuclear Lifestyle!  http://www.greenpeace.it/nuclearlifestyle/homepage.html

 

Bisogna prepararsi, perché se i candidati alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo non dicono NO al nucleare, una centrale nucleare potrebbe finire anche nella nostra Regione.

Il rischio è alto. Con la legge 99/2009 il Governo sta provando a imporre la localizzazione delle centrali, schiacciando le competenze delle Regioni. Per questo, ben 13 Regioni hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. Ma cosa succederà se i futuri Presidenti regionali non si opporranno?

Per questo vi invitiamo a firmare l’appello di Green Peace per chiedere ai candidati alle regionali di opporsi al nucleare. Su Nuclear Lifestyle, oltre all’Appello, troverete  “Il decalogo anti-nucleare”, il Nuclear shop con diversi “gadget radioattivi” e il Nuclear quiz per scoprire se il nucleare lo conoscete davvero.

Partecipate alla campagna anti-nucleare di Green Peace. Visitate il sito, firmate l’appello e diffondetelo tra i vostri amici!

http://www.greenpeace.it/nuclearlifestyle/homepage.html

Era ancora buio quando questa mattina i climber di Greenpeace sono saliti sul “Colosseo Quadrato” di Roma. Alle 8.30 hanno srotolato il banner di 300 metri quadri con la scritta “Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness”. È un messaggio indirizzato alle imprese italiane riunite proprio di fronte nel palazzo di Confindustria, dove Enel ha presentato il nucleare come un ottimo investimento. Il nucleare è un affare francese. Non certo per la nostra economia! Enel cerca di imbonire le imprese italiane promettendo che il 70% degli investimenti per la costruzione di quattro reattori nucleari EPR sarà nella parte non nucleare (dunque non coperta da brevetti francesi) per un controvalore di circa 12 miliardi di euro. Secondo l’azienda elettrica francese EDF – alleata di Enel nel riportare il nucleare in Italia – risulta, invece, che gli investimenti nelle parti non convenzionali degli impianti EPR, ovvero le uniche che potrebbero riguardare le imprese italiane, non superano il 40% degli investimenti totali. Per fortuna quello che Enel non dice, lo dicono altri: EDF, STUK, Citigroup, AREVA. In   “Bufale nucleari” Greenpeace  ha analizzato dichiarazioni e cifre degli operatori più competenti nel settore che fanno uscire allo scoperto tutte le bugie di Enel. Sicuramente Enel continuerà la sua propaganda nucleare, ma l’esperienza degli unici due EPR in costruzione, in Finlandia e in Francia, ha già ampiamente dimostrato che per questo tipo di impianti ritardi, problemi nella sicurezza e costi fuori controllo non sono un rischio ma una regola.

“Il 24 febbraio Berlusconi e Sarkozy hanno presentato un accordo per costruire nuove centrali nucleari in Italia.
Qualcuno ha commentato che finalmente il nostro paese si appresta a recuperare vent’anni di ritardo, causati dal famigerato referendum del 1987. In realtà Italia e Francia non hanno firmato alcun accordo internazionale, e’ stata firmata una lettera di intenti (per la precisione due memorandum of understanding) da Enel ed EDF con cui le due società si impegnano a “costruire una joint-venture paritetica che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione di 4 unità di generazione” (fonte ENEL). Pertanto si tratta di un accordo fra imprese che non prevede alcun impegno vincolante ed esclude qualsiasi penale nel caso che il progetto non vada in porto. Ma con la chiusura in Italia del nucleare, il referendum c’entra poco. Il referendum non bloccò alcunché in realtà: solo la centrale di Caorso non venne riavviata (era in fermo per il ricarico del combustibile), le altre erano vetuste e non economiche, già chiuse o destinate ad essere chiuse da Enel. Ricordiamo che quando si svolse il Referendum nel 1987, la centrale di Garigliano (CE) era già chiusa, quella di Borgo Sabotino era ferma dall’anno prima, quella di Trino era già stata fermata
due volte (nel ‘67 e nel ‘79) per problemi tecnici. La verità è che il nucleare italiano non esisteva, per questo ci fu il referendum, ed era in crisi in tutto il mondo. ” Leggi il resto nell’articolo allegato: “pronti a pagare il bidone nucleare? “Dieci domande e dieci risposte che possono aiutarci a capire. Da “Fa la cosa giusta”, edizione 2009, conclusasi domenica 15 marzo.