Ritengo cosa opportuna, dato la difficoltà di trovare spazio sui media per le opposizioni, dare comunicazione delle loro iniziative, soprattutto per quanto riguarda i morsi occupazionali della crisi. Chiunque abbia, anche e soprattutto a livello territoriale, notizie di proposte e/o iniziative in questo senso, potrà comunicarlo via mail al nostro indirizzo di posta,  e verrà pubblicato su questo blog. Inizio con una interrogazione parlamentare del Partito Democratico riguardo la crisi in atto alla System Plast di Telgate. La riporto così come è stata pubblicata sul sito del Partito Democratico di Bergamo e provincia www.pdbergamo.it

“Con un’interrogazione parlamentare depositata oggi (08/10/2009) i deputati del Pd Antonio Misiani e Giovanni Sanga hanno sollecitato l’intervento del governo in relazione allo smantellamento delle attività produttive della System Plast di Telgate, in provincia di Bergamo. Secondo Misiani “la decisione della Emerson di spostare in Germania tutte le produzioni di Telgate è l’ennesima brutta notizia di un periodo molto difficile per l’economia e il lavoro in provincia di Bergamo. Questa delocalizzazione rischia di lasciare a casa cinquanta lavoratori e di impoverire ulteriormente il tessuto industriale di una zona già colpita dalla crisi. Per questo abbiamo chiesto l’interessamento del governo: è necessario salvaguardare la continuità produttiva dello stabilimento e tutelare i lavoratori coinvolti”.

 PRESIDIO INNSETrovato l’accordo nella notte. Riprenderà la produzione e saranno tutti riassunti. E’ una vittoria sia morale che psicologica, oltre che materiale. Speriamo non sia la sola, in Italia. Speriamo che veramente le opposte fazioni economiche e politiche inizino a dialogare con il solo e vero intento di risolvere e non di polemizzare. Speriamo che l’attuale potere politico abbia finalmente capito cosa è veramente importante, in questo momento storico-economico, per l’Italia tutta. Grazie, e ancora grazie a questi operai, che hanno avuto il coraggio di lottare, e saputo vincere, non solo per loro stessi.

innseIn questi giorni ho la netta sensazione che la stragrande maggioranza degli italiani sia diventata completamente insensibile verso il prossimo suo, chiunque egli sia, italiano o no. Il fatto che 4 operai e un rappresentante della Fiom stiano da giorni ormai appollaiati su un carroponte a venti metri di altezza, che gli abbiano tolto anche la corrente, e che siano allo stremo delle forze, pare interessare solo a pochi oltre che ai loro famigliari più stretti. Molto probabilmente ci sarà il solito che ne approfitta per aprire un tavolo di scommesse. I tavoli delle trattative invece languidano tra i se, i ma, i forse. Ma cosa dovrebbero dire alle nostre coscienze quei cinque uomini stremati che non intendono mollare finchè le istituzioni politiche e le forze economiche non iniziano a ragionare? Ci dicono che noi potremmo essere loro, o le loro mogli, o i loro figli. Se ci travassimo improvvisamente di fronte una delle loro mogli che ormai da svariato tempo bivaccano sotto il carroponte, cosa le diremmo? Non avremmo neppure il coraggio di dire “coraggio, che ce la farete, ce la faremo”. Perchè in realtà noi pensiamo: per fortuna non è toccato a me. Ma potrebbe. Non è affatto escluso. La crisi si sta mangiando anche il nostro giardino ben protetto da staccionata, cancellata, cane da guardia e sistema antifurto. Quello che ancora rimane intatta è la nostra caparbietà nel non volerlo capire. Ma quando infine anche quella cadrà, il tonfo ci farà molto male. Dovremmo essere tutti là, sotto quel carroponte, qualsiasi voto noi si sia dato alle politiche o amministrative, perchè lì si sta combattendo fino all’ultimo per la difesa della dignità umana, del diritto al lavoro, non solo di quei 49 operai, ma di ogni padre o madre di famiglia, di ogni figlio, italiano e non. Loro stanno lassù, stremati, anche per noi, poveri ciechi. E se dovessero infine vincere la loro battaglia, sarà solo merito loro se anche noi riusciremo a ricavarne qualche cosa in più in termini di considerazione, in quanto lavoratori, da parte del potere politico ed economico. Ma nessuno di noi andrà a dire loro grazie.