Per l’inutile referendum lombardo nel nostro comune sono andate a votare 1785 persone su 3618 (cioè quasi il 50% degli aventi diritto): non poche, un dato decisamente superiore alla media regionale e di poco superiore alla media della provincia di Bergamo. Ovviamente i SI hanno prevalso: SI = 94,85% – NO = 4,26% – “Scheda” bianca = 0,9%.

Il dato complessivo regionale è stato di 3.017.707 votanti (il 38,34% degli aventi diritto), con il 95,29% di SI e 3,95% di NO (il resto sono “schede” bianche).

Nella pagina “Dati statistici comune” (a destra sotto la scritta “Idee in movimento”) trovate i dati di come si è votato oltre che nel nostro comune, nella città di Bergamo, nella provincia e il dato complessivo regionale.

La legge regionale della Lombardia non prevede un “quorum” (cioè un numero minimo di votanti) per rendere valido il referendum. Decisamente più importante il risultato del Veneto (dove invece il “quorum c’è ed è del 50% degli aventi diritto al voto): lì i votanti hanno superato il 57%, anche in questo caso con uno scontato plebiscito per i SI (98% circa).

Cosa succederà ora? Anche questo è scontato: il governo, per bocca del premier Gentiloni ha detto di essere pronto ad iniziare le “trattative” nel solco di quanto previsto dalla Costituzione; Maroni ha detto di volere andare alle trattative con il voto unanime del Consiglio regionale. Vedremo. Peccato solo che per fare tutto ciò non era necessario indire un referendum e spendere tutti quei soldi di cui abbiamo scritto nel blog di sabato.

In ogni caso qualcuno di contento pensiamo ci sia: gli scrutatori e presidenti di seggio che hanno portato a casa qualche soldino e soprattutto le scuole sede di seggio elettorale a cui dovrebbero rimanere (questa almeno era la promessa) i tablet utilizzati per la votazione.

A proposito di votazione col sistema elettronico, Maroni farebbe bene a non essere troppo entusiasta di come è andata; solo per citare qualche magagna:

  • Persone che sono rimaste nella cabina anche 15 minuti per votare
  • Persone che hanno dovuto chiedere aiuto per capire cosa fare (ma non si sarebbe potuto)
  • Problemi nel travaso dei dati
  • Tempi “eterni” per avere i dati definitivi (in Veneto, col vecchio sistema della scheda cartacea, hanno fatto ben prima)
  • Ecc … ecc …

Se qualcuno pensasse, come pare abbia fatto Maroni, di estendere alle prossime votazioni nazionali o regionali il voto elettronico, sarebbe meglio ci ripensasse: se ci sono state difficoltà davanti a uno schermo che proponeva solo 3 alternative (SI – NO – Bianca), cosa succederebbe davanti ad una lista di 10-15 partiti – che non ci starebbero nemmeno su una schermata – magari con la possibilità di dare un voto disgiunto? Non osiamo nemmeno immaginarlo!

 

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