Il 27 gennaio è stata la data scelta dall’assemblea generale dell’ONU per la “Giornata della memoria” (in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz). Che significato ha questa giornata? Non solo mantenere e tramandare il ricordo dell’orribile tragedia che è stata la “Shoah”, ma porre le condizioni perché eventi del genere non si ripetano mai più. Ma oggi assistiamo ancora a continue tragedie, spesso camuffate da guerre di religione o tribali, ma sempre causate dal potere economico. E non dimentichiamo il cimitero che è diventato il Mediterraneo, dove sono “sepolte” almeno 13.000 persone (conteggiando solo i morti o dispersi degli ultimi 3 anni).

Nel nostro paese-città ==> VEDI LOCANDINA la mostra in sala civica “Le domande della Shoah nelle tele di Vincenzo Gornati “(artista nato ad Ossona nel 1944, che vive ed opera a Vimodrone): inaugurazione sabato 28 gennaio ore 17 e aperta fino al 5 febbraio.

In contemporanea all’inaugurazione della mostra, presentazione del libro “Tra le risate dell’inferno”  (sotto titolo “Memorie dello Sterminio e strumenti del comunicare”) di Renzo Salvi (docente di storia della TV presso l’accademia di Belle Arti di Brera).

Di cosa parla il libro edito da Servitium? Ecco una recensione:

“Come ricordare lo Sterminio e i Lager senza confinarli nella memoria soltanto? Come collocarli dentro una storia che, pur trascorsa, interroga il presente e ogni futuro possibile? Queste pagine guardano a uno dei crimini maggiori della storia europea proponendosi la questione di comunicarla per le generazioni a venire; cercano di collocare l’insieme di quegli eventi, a tutta prima “incredibili”, nei suoi contesti, soprattutto quotidiani di quegli anni Trenta e Quaranta del ’900 nei quali davvero l’inferno poté “ridere” in terra d’Europa – il titolo è da Bonhoeffer – perché in precedenza, nel Reich nazista tedesco e nell’Italia del regime fascista, la vita quotidiana, i mondi vitali del giorno per giorno e tutte le relazioni sociali erano state invase da ideologie e visioni del mondo in cui ciascuna diversità era indicata come colpa e ogni diverso parere si considerava come reato. L’itinerario del libro ricostruisce contesti e parallelismi, interpreta in sede storica per mettere in evidenza i meccanismi banali e la perversione quotidiana di quelle visioni, ricostruisce, anche nel mondo dei media (dalla radio alle sperimentazioni della “radiovisione”) e in quelli della burocrazia amministrativa, i percorsi di una discesa agli inferi”

 

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