VOTARE AL REFERENDUM È UN DOVERE

MI SPIACE MA STA SBAGLIANDO SIGNOR PRESIDENTE!

In questi giorni di vigilia referendaria si è diffusa la convinzione che non andare al voto sia una scelta legittima, quasi prevista dal legislatore, per di più avvalorata da persone autorevoli come l’ex presidente Napolitano. Non sono un esperto, ma secondo me sbagliano.

Noi siamo una democrazia parlamentare: vale a dire, poiché è impossibile che tutti gli Italiani si riuniscano per decidere, abbiamo delegato circa un migliaio di noi, i parlamentari, a decidere per noi. È però prevista – giustamente – anche una modalità per esprimere la democrazia diretta. Il referendum, in questo caso referendum abrogativo. Vale a dire, quando un gruppo consistente di cittadini (almeno 500.000, mica pochi!), oppure alcune regioni (almeno 5 Consigli Regionali) riscontrano che una legge – a loro parere – è inesatta, o contiene norme sbagliate, tanto che andrebbero abrogate, “chiede” che tutti gli elettori si esprimano sull’abrogazione di queste parti di legge. In questo caso, il dovere di votare su una legge è posto in capo ad ogni singolo elettore, invece che ai soli parlamentari: e questo dovere va assolto, non è legittimo starsene a casa. Se Renzi o Napolitano avessero detto: è legittimo che un deputato se ne stia a casa, invece di venire in aula a votare, una valanga di improperi li avrebbe sepolti, ma non è la stessa cosa che hanno detto di noi elettori? Il vincolo che ci lega al voto non è inferiore a quello di un parlamentare (a parte il fatto che noi lo facciamo gratuitamente, mentre i parlamentari sono ben retribuiti).

Non votare significa solo dire: ” A ME STA BENE QUELLO CHE DECIDONO IN PARLAMENTO”, nient’altro.  Giustamente perché il referendum abrogativo abbia valore, devono partecipare almeno la metà degli elettori, altrimenti un piccolo numero di cittadini deciderebbe per tutti. Questo renderà difficilissimo che il referendum abbia successo vista la sempre maggior disaffezione al voto degli Italiani (ma la riforma che voteremo con un altro referendum in autunno – questa volta confermativo, senza quorum – apporterà delle novità interessanti), ma non assommiamo i no ai non voto: è un’operazione scorretta.

Votare non è solo un dovere di educazione civica: È UN DOVERE E BASTA.

(Giampietro Ferraris)

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