In questi giorni ci stiamo finalmente accorgendo che domenica 17 aprile siamo chiamati a votare per un referendum che riguarda le piattaforme di estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare. Forse sappiamo meno cosa si va a votare. Cerchiamo di capirlo.

Una breve premessa.

L’articolo 75 della Costituzione riserva l’iniziativa referendaria ai cittadini (500.000 elettori) o alle Regioni (5 Consigli regionali), questi possono proporre all’elettorato “l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”.

Nel nostro caso il referendum abrogativo è stato proposto da 10 regioni e, inizialmente, i quesiti referendari erano 6, ma nel dicembre 2015, con la cosiddetta “legge di stabilità”, sono state modificate alcune norme che riguardavano gli argomenti sottoposti a referendum, per cui alla fine è rimasto in piedi solo 1 quesito.

REFERENDUM TRIVELLECosa si vota? Il testo del quesito (che troveremo sulla scheda elettorale) è questo: “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”.

Il testo completo del citato comma 17 dell’articolo 6 del d.lgs. 152/2006 è il seguente (abbiamo riportato in rosso le parole che si propone di abrogare):

“Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attività di manutenzione finalizzate all’adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell’ambiente, nonché le operazioni finali di ripristino ambientale. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma. Resta ferma l’efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla stessa data. Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239”.

In sostanza:

  • votare “” significa dire che le piattaforme estrattive attualmente in funzione entro le 12 miglia marine – circa 22 km – dalla costa, dovranno essere fermate quando scadranno le relative concessioni.
  • Votare “NO” vuole invece dire le concessioni non hanno più scadenza e che tali piattaforme potranno continuare la loro attività estrattiva fino a quando il giacimento non sarà esaurito.

Votare SÌ o votare NO?

triv001 - Copia - CopiaPer farsi un’idea vi proponiamo un articolo comparso sul quotidiano “La Repubblica” di oggi (==> VEDI), che ci sembra riporti in modo sufficientemente chiaro ed esaustivo le ragioni dei Sì e dei No.

Sicuramente una cosa ci sentiamo di dire: quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi è giusto che lo facciano. Democrazia è partecipazione, non delega. Non ci piacciono gli inviti a disertare le urne. Sono solo un espediente per far fallire il referendum (ricordiamo che per essere valido deve votare almeno il 50%+1 degli elettori). Ci ricordano Craxi in occasione di un referendum del 1991: “tutti al mare”. Allora votò più del 60% degli elettori …

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