Mentre scrivo queste poche righe sono davanti alla televisione: si sta parlando degli attentati a Bruxelles – aeroporto, metropolitana. Parole e immagini terribili, davanti alle quali si rimane solo sbigottiti. Non c’è limite a quanto l’uomo è capace di fare contro altri uomini. Questi fatti ci colpiscono di più perché avvengono “vicino” a noi, nel “cuore” di quell’Europa in cui viviamo, ma non sono più o meno gravi di quanto avvenuto e avviene in ogni altra parte del mondo. Non è possibile capire e tanto meno giustificare una simile follia. L’unica cosa che possiamo fare è contrapporre la nostra idea di vita e amore, quando quest’idea è concreta e si manifesta nella vita di ciascuno. Mi vengono in mente le parole di questa poesia di padre Davide Turoldo, tratta da “Lo scandalo della speranza” – volume II (poesie prima e dopo il 1968) – prima edizione novembre 1984 (alcuni riferimenti sono ovviamente datati … ma.)

Meglio che la terra ritorni 

La pace è l’uomo
e quest’uomo è mio fratello
il più povero di tutti i fratelli.

La libertà è l’uomo
e quest’uomo è mio fratello
il più schiavo di tutti i fratelli.

La giustizia è l’uomo
e quest’uomo è mio fratello:
per un’idea non posso uccidere!

Per un sistema non posso uccidere
per nessuno nessuno
fra tutti i sistemi!

L’uomo è più grande del mondo
«e il più piccolo fra voi
sarà ancora più grande nel Regno».

Io devo solo lottare,
sempre, insieme, o da solo, lottare
e farmi anche uccidere.

La pace è lotta per l’uomo,
uno bisogna che redima
anche la morte!

Neppur per la fede posso uccidere,
l’uomo è l’icone di Dio,
Dio che geme nell’uomo.

E se la chiesa non è per l’uomo
non è degna di fede
non può essere chiesa.

E se le politiche non sono per l’uomo
vadano alla malora
tutte queste politiche.

Maledetto l’uomo
che non è per l’uomo,
maledetta ogni idea ogni fede:

ogni madre non generi più,
il maschio sia morso dal serpe
quando vuol concepire.

Siano distrutte queste città
quando ogni ventre di donna
è un cimitero:
civiltà «cristiana»
che porta la morte
nel proprio ventre!

L’uomo non conta più nulla:
o stirpe di rapaci,
il dio della morte ci domina.

L’uomo è fucilato a Santiago
abbrutito nelle gabbie di Saigon
torturato a Belo Horizonte
schiacciato come un verme a Mozambico
e il feddayn è sepolto
nella tomba di sabbia
il negro è chiuso bestiame
nella «locations» a Johannesburg,
oppure urla a milioni di sete
nello squallido Volta.

Ma il rame vale più dell’uomo
il petrolio vale più dell’uomo
il prestigio la potenza il sistema
valgono più dell’uomo.

Meglio che la terra ritorni
deserta, meglio
che i fiumi scorrano
liberi nel verde
intatto del mondo,
e Dio si abbia la lode
dai volatili della foresta!

Ma che sia l’aria
come al mattino del mondo
e caste siano ancora le acque
e al cielo non salga più
una voce d’uomo

né la terra più oda
questo frastuono di parole
quando la ragione è della forza
e a reggere il mondo
sono solo le armi.

L’uomo ha fallito
l’uomo è sempre ucciso
crocefisso da sempre.

Cristo, o ragione
di questo esistere,
folle bellezza…

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