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Riporto volentieri questo post tratto da “Politicambiente” http://www.politicambiente.it/ Sembra incredibile che una notizia importante come questa, non arrivi ai nostri media, e quindi a noi. Che vuol dire tutto ciò? Forse che la democrazia, unitamente all’avanguardia tecnologica, in Italia sono solo un ricordo.

“L’Italia è il Paese meno adatto e più rischioso al mondo per investire i propri capitali sulle energie alternative e, in generale, su ricerche e produzioni che riguardano il clima. Questa affermazione è basata su uno studio della Deutsche Bank – circa le politiche ambientali di 109 Paesi – apparsa sul sito delle Nazioni Unite dedicato alla Convenzione sul clima (Unfccc) e puntualmente ignorata dai mass media italiani, malgrado sia stata rilanciata da una delle maggiori agenzie di stampa. Il fatto è che lo studio della banca tedesca valuta l’Italia come fanalino di coda e che le critiche dell’Onu, insolitamente dure, si rivolgono al nostro presidente del Consiglio. Verso il nostro Paese il sito dell’Onu non ha dubbi e si sbilancia, scoraggiando apertamente i possibili investitori: “Se state cercando opportunità di investimento collegate ai cambiamenti climatici – si afferma infatti nel sito delle Nazioni Unite – non mettete l’Italia in cima alla vostra lista” perché “non è assolutamente chiaro che tipo di legislazione il suo primo ministro Silvio Berlusconi intenda adottare sul clima”. Sempre parlando della cosiddetta Green Economy, gli esperti dell’Onu si permettono persino di fare dell’ironia affermando che investire nel settore del futuro in Italia è “una cosa solo per coraggiosi”. Mentre invece è molto produttivo dirigere i propri capitali soprattutto in Germania, Cina, Francia e Brasile. Un po’ più aleatori, ma sempre produttivi, sarebbero gli investimenti fatti negli USA, nel Regno Unito, in Canada, in Russia e in India. In ogni caso basterebbe quest’invito dell’Onu, diffuso in tutto il mondo, a far comprendere il danno politico ed economico che ne deriva all’Italia: mentre tutti i maggiori Paesi del pianeta guardano, con nuove leggi e con investimenti freschi, a questo settore cruciale per il futuro dell’intera umanità, l’Italia è l’unica nazione – fra le 109 esaminate dalla Deutsche Bank – in cui il governo ignora, nei fatti, la Green Economy e si limita agli annunci sul nucleare. D’altra parte, anche il mercato, e quindi i privati, hanno già decretato il loro “pollice verso” nei nostri riguardi. Come è stato puntualmente messo in rilievo in una recentissima graduatoria pubblicata sul Sunday Times, da cui risulta che il nostro Paese è il solo dove non si fanno adeguati investimenti privati nella Green Economy. Cerchiamo di capire come mai ciò avviene, con la premessa che il nostro capo del governo – al quale spetta dettare le politiche per il futuro e incentivare gli investimenti privati – non è certo uno sprovveduto e conosce molto meglio di noi e fin nei minimi particolari “il cosa, il come e il perché” della questione climatica e delle sue prospettive nel campo della ricerca, della produzione e del commercio internazionale. Ora, chi governa l’Italia ha annunciato da tempo di voler investire tutto sul nucleare, con la promessa che ciò risolverà i nostri problemi energetici. Un annuncio impegnativo e gravido di conseguenze, con i suoi pro e i suoi contro, ma che richiederà decenni per essere effettivamente realizzato. Nel frattempo, quindi, si potrebbero programmare e incentivare investimenti nelle cosiddette energie alternative, come stanno facendo tutti nel pianeta, per alleviare la nostra dipendenza dal petrolio e anche per non perdere il treno delle tecnologie del futuro. Perché l’Italia è l’unico Paese al mondo che ha ignorato finora – in campo legislativo e programmatorio — questa strada, che da tempo appare ormai come l’unica ad avere prospettive percorribili? Forse perché i nostri governanti sono più scaltri e furbi di tutti gli altri? Vediamo. E’ evidente che, in attesa delle fantomatiche centrali nucleari, l’Italia di Berlusconi potrà contare quasi esclusivamente sul gas naturale dell’“amico Putin”, in aggiunta al petrolio. Ma anche il gas costa, con il risultato che una montagna di denaro si trasferirà dal nostro Paese nelle casse delle società russe (oltre che in quelle dei produttori di petrolio). Mentre invece gli investimenti fatti a casa nostra, nelle energie alternative, farebbero non solo rimanere in Italia – e attirerebbero dall’estero – consistenti capitali ma ci farebbero stare agganciati alle nuove tecnologie, con evidenti vantaggi in campo produttivo e commerciale. Perché, dunque, il nostro governo – oltre che fare annunci sul nucleare – ha finora accuratamente evitato di compiere una scelta concreta, programmatica e legislativa, a favore della Green Economy, dando così l’impressione di non tener conto degli interessi nazionali italiani? Soprattutto se si pensa alle varie opposizioni che avranno nel nostro Paese i siti nucleari, con il risultato che si allungheranno ancora di più i tempi di realizzazione. Costringendo i cittadini italiani, nei prossimi anni, a continuare a sborsare miliardi di Euro per il gas dell’amico Putin o il petrolio dell’amico Gheddafi. A chi giova tutto questo? Una risposta valida può essere cercata nell’antico e sacro valore dell’amicizia, per cui anche in Russia o in Libia non solo si accoglie l’ amico in casa ma lo si fa sempre compartecipe dei propri buoni affari e, in caso di pericolo, gli si dà asilo lontano dagli affanni o da possibili “persecuzioni”…”

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