I Comuni: bancomat del Governo
Scritto da: amministratore in Cultura, diritti umani, Economia, Edilizia e urbanistica, Politica nazionale, Scuola, Servizi socialiTags: autonomia locale, Federalismo, patto di stabilità, privatizzazioni, scuola pubblica
Da mesi ormai, zitta zitta, la maggioranza di Governo in Italia si da da fare per mettere “le mani in tasca” a tutti noi, facendo finta di fare il contrario. A cominciare dal patto di stabilità per i Comuni con più di 5000 abitanti (per il momento quindi Sotto il Monte non ha questo problema), fino ad arrivare alle privatizzazioni dei servizi pubblici e ai libri per le elementari. E’ notizia fresca, infatti, che dal 2010 i libri per la scuola elementare dovranno essere acquistati e pagati interamente dai genitori e/o dai comuni. Dall’abolizione dell’ICI in poi, è stata un’ascesa al Calvario per moltissimi comuni, costretti spesso ad aumentare le imposte comunali o ad istituire le cosiddette “tasse di scopo” per poter sopravvivere. Oppure, cosa molto frequente ormai, a basarsi quasi esclusivamente sulle entrate da oneri di urbanizzazione con conseguente fagocitamento di territorio. Ma andiamo con ordine.
Patto di stabilità. Il Patto di stabilità, detto in parole semplici e semplificando molto anche la norma, nega ai comuni la possibilità di utilizzare le entrate dell’anno prima per pagare le spese dell’anno in corso. Quindi, il comune potrebbe trovarsi ad avere risorse finanziarie sufficienti, in totale, ma nell’impossibilità di utilizzarle, con la conseguenza che potrebbe trovarsi momentaneamente senza entrate sufficienti a fronteggiare le spese dell’anno. A farne le spese, spesso, sono i fornitori di merci e servizi. Le imprese, in questo periodo di crisi, potrebbero quindi non riuscire a sopravvivere alla mancanza di liquidità dovuta anche al mancato pagamento da parte dei comuni, e quindi essere costrette ad iniziare le procedure di Cassa integrazione o, addirittura, di licenziamento, con dispendio enorme di risorse per i cittadini tutti e di conseguenza anche per gli enti locali stessi. Le somme non utilizzate dai Comuni, però, accreditate sul c/c, rimangono a disposizione dello Stato che le può utilizzare per i suoi scopi, praticamente senza riconoscere interessi attivi.
Le privatizzazioni. Con le privatizzazioni dei servizi pubblici (rifiuti e acqua, per esempio), in vigore dal 2012, i cittadini si troveranno a dover pagare bollette più salate, ed i Comuni a dover pagare per le manutenzioni degli impianti. I ricavi andranno al privato, e molte spese resteranno a carico del pubblico, e quindi del cittadino.
Da ultimo (per il momento), i libri per i bambini delle elementari. Già la scuola pubblica ha subito vari salassi nell”ultimo anno: ora, quindi, oltre agli stipendi ad insegnanti e professori di sostegno, doposcuola, o supplenti, ed alle spese correnti di vario genere, il comune ed i genitori dovranno pagare anche i libri. Per le elementari.
“Non metteremo le mani in tasca agli italiani”, hanno più volte detto. Però le mettono nei loro portafogli, ed in modo abbondante, e soprattutto in quei portafogli che già non erano comunque mai gonfi. Quelli già belli gonfi rimangono però tali e ben chiusi.
I Comuni quindi, e di conseguenza anche i cittadini, sono ormai la “Banca di Tremonti e compagnia” a tasso zero. Questa non mi sembra sia la strada giusta per arrivare all’ ”Autonomia degli Enti Locali” tanto voluta dalla Lega. Come si fa ad essere autonomi se si dipende dalla carità dello Stato Centrale?
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