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Oggi si parla molto di “tolleranza”, e questo è male. Se la tolleranza fosse praticata, non se ne parlerebbe. Ma che cosa è, esattamente, la tolleranza? E perchè è necessaria? Quando se ne inizia a parlare, nella Storia dell’umanità? Se a scuola si studiasse “correttamente” la storia antica, sarebbe chiaro a tutti che gli antichi Greci, e, anche se in modo differente, anche gli antichi Romani, facevano della tolleranza pratica normale di vita. Ad esempio, quando un cittadino straniero entrava in una città, la prima cosa che faceva era rendere omaggio agli Dei sconosciuti, per lui, di quel popolo, ma poi era libero di praticare la sua religione qualunque essa fosse. Se una città sconfiggeva in guerra un’altra città, nel prenderne possesso, rendeva per prima cosa onore agli dei della città sconfitta, ed ognuno era poi libero di seguire la propria religione. Questo comportamento era dettato da una necessità: infatti, se così non fosse stato, vivere in una comunità molto varia per abitudini e provenienze sarebbe stato praticamente impossibile. Quindi la tolleranza, religiosa prima, ma poi anche politica grazie ai grandi antichi Filosofi, prese piede in occidente per motivi pratici di sopravvivenza, resi poi principi etici di comportamento grazie ai filosofi. Poi? Poi si praticò la tolleranza anche più tardi. Federico II, ad esempio, governò, secondo molti studiosi, praticando la tolleranza religiosa nei confronti degli Ebrei che vivevano nel suo Regno. (secondo alcuni era mosso principlamente da motivi economici, ma ciò non toglie che quello fu un periodo florido per tutti, ebrei e non). Possiamo inoltre prendere l’esempio della Svizzera, nata come confederazione nel 1291, quando con il ” Patto di Grutli” valleggiani di diverse etnie si promettevano reciproco aiuto ed assistenza. In Svizzera pertanto la solidarietà diventava principio cardine di una società all’epoca multietnica. Ma spostandoci verso il nostro tempo, non possiamo non fermarci a parlare di Voltaire. Nel 1763 scrisse un trattato vero e proprio sulla tolleranza religiosa. Una delle sue frasi più celebri è “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Ma scrisse anche: “là dove manca la carità la legge è sempre crudele” mentre “la debolezza ha diritto all’indulgenza”. “La tolleranza è una conseguenza necessaria della nostra condizione umana. Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all’errore. Non resta, dunque, che perdonarci vicendevolmente le nostre follie. È questa la prima legge naturale: il principio a fondamento di tutti i diritti umani”. “Il diritto all’intolleranza è assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri; è anzi ben più orrido, perché le tigri non si fanno a pezzi che per mangiare, e noi ci siamo sterminati per dei paragrafi”. Non serve forse dire anche che Voltaire visse momenti molto difficili a causa dei suoi scritti e delle sue lotte sociali, religiose e politiche a difesa dei più deboli: alla fine, si dice che  andò a vivere vicino alla frontiera con la Svizzera per potervisi rifugiare in caso di necessità. Vorrei proporre alcuni passi di un suo scritto, una preghiera vera e propria:

….Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l’un l’altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda;
fa’ che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera. Fa’ sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi,
tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole,
tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate,
tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te,
insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati “uomini” non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.
Fa’ in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole;
che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera;
che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.

Concludendo, “nella storia si vedono susseguirsi errori e pregiudizi, i quali mettono in fuga la verità e la ragione.”  Solidarietà, memoria storica e regole chiare e legittime sono elementi costitutivi della convivenza fra popoli diversi. Ciò vale anche per gli europei e per i rapporti fra italiani ed italiani.

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