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Il “nostro” Andrea, che fa parte del nostro Gruppo, che ci segue dall’Uruguay aiutandoci quando serve, soprattutto per il blog, (che ha organizzato e che continua ad organizzare da così lontano nonostante il lavoro che già ha), che non si tira mai indietro di fronte alle richieste del gruppo, ora è famoso. Noi conosciamo bene il suo valore, la sua disponibilità verso gli altri, verso gli ultimi, verso chiunque chieda il suo aiuto. Il “nostro” Andrea, lui c’è sempre, anche da oltre oceano. Ed ora che il suo lavoro è diventato “pubblico” cogliamo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente per l’appoggio e l’aiuto che  ci ha sempre dato e che continua a dare. Grazie, e buon lavoro!

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5 Risposte a “Grande Andrea!”

  1. Roberto scrive:

    Complimenti! Nonostante tutto il lavoro che fai trovi sempre tempo per risolvere i nostri problemi. Davvero fenomenale

  2. Mauro scrive:

    Il nostro blog ha natali eccellenti!!!

  3. elio scrive:

    Volevo suggerire ad Andrea, se ci segue, di darci qualche informazione in più sul suo lavoro e in particolare sulle problematiche riscontrate tra i ragazzi. Mi riferisco allo stato sociale ed economico e se hanno necessità di qualche cosa….con tutte le associazioni in giro è probabile che si possa mettere insieme degli aiuti.

    P.S. Vista l’importanza dovremo darti del Lei….

  4. Andrea scrive:

    Grazie a tutti…
    rispondo in particolare alla proposta di Elio. Io sono qui per conto della mia università, sto conducendo una ricerca per il mio dottorato sul tema dell’integrazione sociale di bambini con disabilità. Lo sto facendo qui perchè ci sono condizioni molto particolari: accanto ad un’organizzazione scolastica che a noi europei appare arretrata, in quanto è quella che in casa nostra vigeva alcune decine di anni fa – per dirne una, i disabili sono in scuole speciali, separati dagli altri bambini -, è in atto un piano nazionale di tecnologizzazione della scuola che prevede la consegna ad ogni bambino della primaria di un laptop disegnato appositamente per scopi educativi.
    Questo significa cercare di abbattere il digital divide, di includere la popolazione, di dare pari opportunità a tutti.

    Certo, non mancano i problemi. A volte le infrastrutture non sono all’altezza delle aspettative, oppure ci si scontra con intoppi logistici assurdi: pensate che settimana scorsa, a fine aprile, l’autista che guida il pulmino della scuola era a corto di benzina e non poteva comprarne più perchè il ministero gli dà solo una certa quantità di carburante per mese, terminato il quale si resta a piedi.

    Poi c’è la povertà: io finora sono stato sempre in zone abbastanza tranquille, ma ci sono quartieri dove si parla di povertà strutturale: la gente vive nelle baracche da 3 o 4 generazioni. Una maestra proprio l’altro ieri mi raccontava che alcuni dei suoi bambini (di una zona mooolto svantaggiata) non hanno mai preso un autobus, e non hanno mai visto il mare. Il mare!!! A Montevideo!

    Non mi dilungo oltre, rimando gli interessati al mio blog..

    Un abbraccio

    Andrea

  5. Angela Reggiani scrive:

    Caro Andrea, sentire queste cose fa pensare davvero a 50 anni fa, però sempre più spesso qui in Italia si sente dire che si stava meglio quando si stava peggio. Non è un problema di “avere”, ma di “essere”. Lì, come da noi nel dopoguerra, si è poveri, ma speranzosi. Qui la speranza ormai è piatta. E anche le aspettative. Il pacchetto sicurezza che viene approvato in questi giorni “blindato” dal governo che teme i suoi stessi parlamentari, ci riporta alla concezione dell’altro in stile men che medioevale. Il menefreghismo totale verso chi sta peggio di noi ci riporta addirittura allo stato preistorico: la cacciata dalla propria caverna affollata di chi non ha tribu’ e chiede asilo e cibo. Come se non ci fossero stati, da allora ad oggi, bazzecole come Buddha, Gesù Cristo, Maometto, Gandhi, Madre Teresa solo per citare i più noti. E’ deprimente tutto questo, e molto preoccupante. Quei bimbi che ancora non hanno visto il mare, presto lo vedranno. Tu hai l’enorme privilegio di far parte di coloro che stanno dando forma ai loro valori, valori che segneranno la vita loro e si può sperare anche dei figli che avranno. Questo pensiero forse allevierà un po’ la fatica del tuo carico di lavoro, ma allevia anche il mio attuale pessimismo: anche se qui quei valori purtroppo sono andati persi in grandissima parte, cambiare ancora si può, lo dimostrano i tuoi bimbi e le tue maestre. Un bacio.

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