Una priorità del governo sarebbe quella di salvaguardare le riserve idriche e rinnovare le reti di distribuzione. Una priorità delle Amministrazioni dei Comuni che sorgono alle pendici del Monte Canto sarebbe quella di salvaguardare il suo ecosistema, sorgenti in primis.
Il Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri ha tenuto, 28-29 novembre 2008 a Napoli, la 5° Conferenza nazionale dell’Ingegneria italiana. Riportiamo in queste pagine una premessa e sintesi dei lavori curata da Romeo La Pietra.
Negli ultimi trent’anni, secondo la commissione Europea, i fenomeni di siccità nella Ue sono aumentati
drasticamente, sia in frequenza sia in intensità. Si stima che, tra il 1976 ed il 2006, le zone e persone colpite dalla siccità siano aumentate del 20%. Inoltre, ad oggi, almeno l’11% della popolazione e il 17% del territorio europeo sono stati interessati da fenomeni di carenza idrica. I fenomeni di siccità e carenza idrica hanno un rilevante costo per la collettività: la Ue ha stimato che la forte siccità dell’anno 2003, la quale ha coinvolto oltre 100 milioni di europei, abbia causato danni per 8,7 miliardi di euro.
Sebbene la carenza idrica spesso riguardi aree dalle basse precipitazioni, anche le attività umane possono
contribuire a determinarla. Ad esempio, in aree con un’alta densità di popolazione, rilevanti flussi turistici,
agricoltura intensiva o industrie che utilizzano notevoli risorse idriche.
Ad un primo confronto internazionale, l’Italia pare presentarsi in una posizione di relativa tranquillità; con i suoi 3.052 m3 procapite l’anno di disponibilità teorica di risorse rinnovabili l’Italia si colloca prima di paesi come Belgio, Danimarca, Germania, Spagna ma ad un livello inferiore della media europea.
Uno studio dell’Ocse evidenzia, però, come l’Italia sia il paese al primo posto per quanto riguarda i prelievi per uso civile (250 litri per abitante), davanti all’Austria (162) e Francia (152). Inoltre è quello che presenta uno dei più bassi indici di rendimento tra acqua consumata e beni prodotti: in Italia un metro cubo d’acqua frutta la produzione di beni per un valore di 41 euro contro i 96 della media europea. Ciò, in parte deriva dalla particolare struttura produttiva del nostro Paese (in cui hanno un peso relativamente importante settori quali agricoltura ed industria, grandi “consumatori” di acqua) ma anche da un utilizzo non pienamente efficiente della risorsa idrica.
(Leggi tutti l’articolo su Ambiente Territorio n.1/2009)
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