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Per la prima volta in vita mia ho paura. Non ho vissuto i fatti di Genova (G8) da vicino e non mi sono sentito coinvolto per vari motivi. Oggi invece mi sento molto coinvolto. Studenti di ogni età, dottorandi, assegnisti (come me) e ricercatori scendono in piazza al fianco di maestri e professori. Manifestazioni pacifiche e probabilmente scomode. Succedono cose assurde.
Prima Cossiga fa delle dichiarazioni al limite dell’assurdo
Cossiga-Linea guida contro gli studenti
poi succede l’assurdo, fatti che avremmo voluto non commentare.
Repubblica-Curzio Maltese
Non so sinceramente cosa aggiungere ….. e c’è gente che sta cercando di dare tutta la colpa agli studenti, “facinorosi manifestanti comunisti”. E’ evidente che un gruppo di studenti sia caduto nella trappola e abbia reagito alle provocazioni. Stupidi loro a reagire, ma assurdo come tutto sia scaturito da un gruppo che inneggiava al Duce e che lontano dalle telecamere ha aggredito studenti sotto gli occhi degli insegnanti!
Ora centinaia di giornalisti si scontrano per interpretare immagini parziali e faziose ….. immagini da cui si capisce qualcosa, ma non tutto. Per un momento dimentichiamnoci delle immagini …… e piangiamo per un avvenimento ai limite dell’assurdo.

7 Risposte a “Paura!”

  1. Angela Reggiani scrive:

    La paura che proviamo tutti noi oggi è data dalla consapevolezza che non c’è la volontà da parte dell’”opinione pubblica” (leggi informazione data da giornali, TV…) di comprendere appieno il significato di questo comportamento da parte del governo. E non solo per la scuola, l’Università e la ricerca. Il governo sta compiendo atti gravissimi di lesa Democrazia, sta minando il senso della Democrazia nel popolo, nel comune sentire. Ha intenzione di “parificare” verso il basso il sapere e l’istruzione dei più in modo che possano essere guidati ed “usati” dai pochi senza troppi problemi. Vuole un popolo bue e ci sta riuscendo, anche grazie ai programmi televisivi spazzatura delle “emittenze di governo”. Oggi ciò che conta è l’interesse privato contrapposto a quello dell’”altro”. Oggi la gente fa folla, non popolo. Si sta perdendo il senso di comunità nazionale ed europea in generale. Questo è il vero pericolo, è ciò che più fa paura. Oggi ci indignamo per l’assurdo assalto a ragazzini di 15 e 16 anni ed ai loro insegnanti da parte di trentenni con bastoni e spranghe praticamente sotto gli occhi di agenti compiacenti. All’epoca del G8 di Genova ad indignarsi sono stati soprattutto coloro che hanno vissuto questo dramma di violenza gratuita da parte di forze “dell’ordine”. La verità è uscita, probabilmente non tutta, anni dopo, anni in cui i danneggiati sono anche stati beffeggiati più volte. E l’indignazione dell’opinione pubblica, se mai c’è stata, era ormai raffreddata, nella falsa certezza che “una cosa così” non avrebbe più potuto ripetersi. Oggi si ripete, anche se in modo più subdolo, con la compiacenza di quasi tutti gli organi di informazione-
    Ma il modo per resistere c’è. E la Storia con la S maiuscola è contro questo metodo di governo, alla lunga. Tutti quanti noi dobbiamo “partecipare” nel modo più attivo possibile. Tutti coloro che si rendono conto devono attivarsi nel modo che più è consono al proprio sentire. Vuoi con la politica, nazionale o locale o ambedue, vuoi con associazioni e movimenti diversi compresi quelli che oggi si esprimono dentro e fuori dalle scuole e università- Possono essere anche movimenti apartitici, laici o religiosi. L’importante è che si esprima in questo modo il disagio e si propongano alternative, che si tenga alta l’attenzione su diritti e doveri reciproci. E’ importante che si renda evidente l’attacco costante al vivere democratico e solidale che si sta verificando, che si renda evidente il disinteresse della politica ai bisogni sociali, dell’ambiente, dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati ecc. Senza possibilmente cedere alle provocazioni. Insomma, oggi non possiamo più “non sentirci coinvolti”: dobbiamo sentirci dentro tutti fino al collo, solo così faremo di tutto per “tirarci fuori”-

  2. Matteo scrive:

    Hai perfettamente ragione …… io speravo tanto che non si arrivasse a questo punto. Ma ormai ci siamo: un ex-presidente incita alla violenta di stato; gli infiltrati della polizia provocano e picchiano i manifestanti (lontano dalle telecamere, per fortuna che c’era un giornalista); i manifestanti reagiscono (stupidi …… o forse infiòltrati pure loro?). Tutto ha dell’assurdo …… ho paura!

  3. igor scrive:

    Ho paura! Nessuno si prende più la briga di capire, nessuno si prende più la
    briga di pensare. Tutti si bevono tutto. Non voglio nemmeno mettermi a
    discutere se ha torto o meno la Gelmini e/o il Governo. Voglio solo dire che
    in un paese civile dovrebbe essere normale poter apertamente manifestare il
    proprio pensiero. Che si pensi a questo: siamo ancora così neandertaliani da
    girare con la clava per spaccarla in testa a chi non la pensa come noi? E la
    maggioranza delle persone pronta a giustificare, pronta a dire quanto sono
    brutti gli studenti che dovrebbero andare a scuola invece di fare i cortei.
    Anestetizzati, una maggioranza di persone anestetizzate che, anche quando
    Cossiga, nei fatti, spiega cosa è stata la strategia della tensione non
    capiscono! Oggi tocca a loro (studenti, ricercatori e insegnanti, intendo)
    domani a tutti! Domani saremo noi a dover mandare i figli alle scuole private
    perchè quelle pubbliche fanno pena, saremo noi a doverci fare una
    assicurazione privata per garantirci i servizi sanitari minimi. Questa
    affermazione vi stupisce? Avete letto il libro Verde (ora bianco) di Sacconi
    sul futuro del nostro stato sociale? Saremo sempre noi che avremo un contratto di lavoro flessibile o a termine a doverci pagare tutti questi servizi (sempre nel libro verde/bianco). Cosa pensate di fare, poi? Manifestare?
    Mi fermo qui? Forse il salto dal mulino bianco al Venerabile è troppo ampio per questo post o come primo impatto ….sappiate solo che, da tempo, alcuni hanno già ipotizzato un modello di società e di futuro … roseo? ai posteri l’ardua sentenza ….

  4. Angela Reggiani scrive:

    Durante l’ultimo gazebo organizzato a Sotto il Monte per il PD, una persona in bicicletta, dopo aver ritirato il volantino che gli porgevo, fatti pochi metri è tornato indietro e si è fermato a parlare con me. Ha esordito dicendo: “Ma lei pensa davvero che si possano cambiare le cose?” Io ho risposto in modo automatico che pensavo di poter far capire che il governo stava agendo per tornaconto di pochi a danno dei molti, e che questo era facile da far capire. Questo signore appariva angosciato, e questo mi ha spinto ad osservarlo con maggior attenzione. Abbiamo iniziato a parlare sul serio. Ci siamo scambiati pareri, opinioni, paure, e da parte mia anche speranze, alternative. Ci siamo confidati i rispettivi impieghi: lui era poliziotto. E non pareva avere grandi speranze nel futuro. L’ultima cosa che mi ha detto prima di andare via è stata: “La gente comincerà a capire quando sarà costretta a tirare la lingua in terra, quando sarà veramente disperata. Mi creda, questo capiterà, e capiterà presto.” Ho pensato molte volte a questa frase. Soprattutto dopo il crash finanziario e dopo le scellerate ultime scelte del governo. Penso che avesse ragione, ma ho fiducia, nonostante tutto. Anche se i tempi saranno duri, economicamente, per tutti. Forse, le cose cominceranno a cambiare quando la gente, più che disperata, inizierà ad essere estremamente arrabbiata, inc……ta, inviperita, offesa, indignata. E stanca. Tutto quello che Igor dice che si sta preparando per il nostro immediato futuro è tristemente vero e reale, ma guai tacere! Manifestare significa contestare e questo fa paura a questo governo. Perchè altrimenti avrebbe cercato, contro ogni evidenza e rendendosi ridicolo di fronte al mondo intero, di sminuire la partecipazione popolare del 25 ottobre? Perchè cerca di fermare gli studenti con lo spauracchio della galera? Con quale accusa poi non si è capito. Ci vogliono buoni e silenziosi, non “facinorosi”. E’ vero, molta gente è anestetizzata, ora, ma fino a quando lo sarà? E poi non lo sono tutti, non lo siamo tutti! Guai arrendersi!

  5. igor scrive:

    Guai a tacere! Bisogna dire pane al pane e vino al vivo. Quello che è auspico è una rivoluzione silenziosa: una rivoluzione delle coscienze. Una rivoluzione che nasce dal profondo di ogni uomo; un campanello che suona per dire di stare in campana, un campanello che suona per dire a ognuno di noi di pensare con la propria testa e non far propri slogan di persone che hanno altre mire rispetto al bene della società tutta. Se siete cattolici o di un’altra religione partite da lì, dai suoi principi, se ritenete di avere un alto senso morale partite da lì per interpretare comportamenti e parole dei nostri governanti. Questo, ovviamente, implica un minimo di fatica ma vogliamo davvero essere così sprovveduti stare al mondo senza capire cosa succede? Una rivoluzione silenziosa che si traduca nei piccoli comportamenti. Anche il voto è (perdonate la banalizzazione) un piccolo comportamento. Ma io sogno tanti piccoli comportamenti quanti quelli che oggi hanno eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti.

  6. Angela Reggiani scrive:

    Vorrei usare le parole di Maurizio Martina (Segretario Regionale PD Lombardia)
    per dare un ulteriore contributo a questa discussione: se c’è un esempio da seguire, visti i risultati…..
    Prima o poi, da noi, anche le teste dure capiranno cosa e chi si sono tirati in casa!

    da “Repubblica-Milano” 6/11/’08, pagg. I,VII
    Ecco cosa ho imparato nella notte di Obama
    A quarant’anni dalla fine della segregazione razziale il popolo americano ha
    eletto il suo primo presidente afroamericano con una vittoria schiacciante,
    mai realizzata prima d’ora. Sarà davvero difficile dimenticare la serata che
    ho passato a Chicago sulla spianata del Grant Park riempita all’inverosimile
    da migliaia di persone letteralmente impazzite per la vittoria di Barack
    Obama.
    Il 4 novembre si è fatta la storia. Dopo una lunghissima e durissima
    campagna elettorale si è passati dal sogno alla realtà. I repubblicani
    perdono il governo del paese, ridimensionati drasticamente dopo gli effetti
    della cura Bush e della dottrina neoconservatrice dei falchi di Washington.
    Ma anche i Democratici cambiano pelle, trascinati dalla valanga di nuove
    energie che ha imposto loro e alle grandi famiglie liberal un inarrestabile
    cambio di passo.
    Il protagonismo delle nuove generazioni finalmente c’era e lo vedevi sui
    volti delle migliaia di ragazzi che assiepavano la festa finale. Sono stati
    loro, infatti, a fare la differenza dando vita a un’incredibile macchina
    organizzativa che dal web al porta a porta ha battuto, giorno per giorno,
    ogni angolo di questo immenso paese. La festa di Chicago è stata soprattutto
    il loro urlo di liberazione e di gioia.
    Ma quello che è successo con il voto americano ci offre alcune lezioni da
    ricordare. La prima fra tutte è che questo paese, nonostante tutti i
    problemi e le difficoltà che sta attraversando, torna a essere orgoglioso di
    sé. È stato impressionante vedere il coinvolgimento con il quale giovani e
    vecchi, bianchi e neri hanno religiosamente ascoltato l’inno nazionale
    pronunciando subito dopo la preghiera laica del giuramento alla bandiera.
    Dalle nostre parti, invece, un personaggio che invita a bruciare il
    tricolore può diventare, anzi è diventato ministro. Porterò sempre con me
    anche il lungo, convinto e rispettoso applauso che la folla democratica ha
    tributato al senatore John McCain quando dai maxischermi ha reso omaggio al
    nuovo presidente degli Stati Uniti , fino a pochi minuti prima suo duro
    sfidante. Le stesse parole pronunciate da McCain sono state sono state un
    fatto straordinario rispetto all’esperienza italiana. «State tranquilli, non
    avete perso voi, ho perso io», ha esordito il senatore repubblicano davanti
    ai suoi sostenitori. E poi, ancora, «sarò onorato di servire il nuovo
    presidente degli Stati Uniti che è anche il mio presidente». Davvero un
    altro mondo rispetto al provincialismo e alle bassezze di certa nostra
    politica. Quel che ci portiamo da Chicago è anche questo.
    Il voto non ha riguardato solo gli States ma il mondo intero. Abbiamo
    respirato questo clima e ritorniamo con la consapevolezza che il cambiamento
    non va predicato ma praticato giorno per giorno con la battaglia delle idee.
    Questo è ciò che ha fatto Obama sferzando il torpore dei Democratici sopiti
    da otto anni di sconfitte e lacerazioni profonde. Nel nostro dibattito il
    tema del rinnovamento generazionale viene spesso evocato da chi non l’ha mai perseguito.
    Come se bastasse annunciarlo per avere la coscienza a posto.
    A quelli della mia generazione che vogliono quindi provarci tocca il compito
    di non aspettare che qualcuno lasci loro il passo. In fondo la lezione di
    Chicago è anche questa.

  7. Matteo scrive:

    La citazione di Angela “cade a fagiuolo” e mi dona un minimo di ottimismo. Ottimismo leggermente incrementato dal fatto che il governo ora si rimangia tutto sulla riforma universitaria e sembra voler trattare con i diretti interessati. Mi sta benissimo, anche se non capisco il perchè!

    P.S.: ho in mente un altro articoletto che potrei scrivere domani mattina. Le questioni locali languono e quindi è giusto che ci sbizzarriamo parlando di politica nazionale!!!

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