Per la prima volta in vita mia ho paura. Non ho vissuto i fatti di Genova (G8) da vicino e non mi sono sentito coinvolto per vari motivi. Oggi invece mi sento molto coinvolto. Studenti di ogni età, dottorandi, assegnisti (come me) e ricercatori scendono in piazza al fianco di maestri e professori. Manifestazioni pacifiche e probabilmente scomode. Succedono cose assurde.
Prima Cossiga fa delle dichiarazioni al limite dell’assurdo
Cossiga-Linea guida contro gli studenti
poi succede l’assurdo, fatti che avremmo voluto non commentare.
Repubblica-Curzio Maltese
Non so sinceramente cosa aggiungere ….. e c’è gente che sta cercando di dare tutta la colpa agli studenti, “facinorosi manifestanti comunisti”. E’ evidente che un gruppo di studenti sia caduto nella trappola e abbia reagito alle provocazioni. Stupidi loro a reagire, ma assurdo come tutto sia scaturito da un gruppo che inneggiava al Duce e che lontano dalle telecamere ha aggredito studenti sotto gli occhi degli insegnanti!
Ora centinaia di giornalisti si scontrano per interpretare immagini parziali e faziose ….. immagini da cui si capisce qualcosa, ma non tutto. Per un momento dimentichiamnoci delle immagini …… e piangiamo per un avvenimento ai limite dell’assurdo.
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7 Risposte a “Paura!”Scrivi un Commento |
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novembre 4th, 2008 alle 12:30 am
La paura che proviamo tutti noi oggi è data dalla consapevolezza che non c’è la volontà da parte dell’”opinione pubblica” (leggi informazione data da giornali, TV…) di comprendere appieno il significato di questo comportamento da parte del governo. E non solo per la scuola, l’Università e la ricerca. Il governo sta compiendo atti gravissimi di lesa Democrazia, sta minando il senso della Democrazia nel popolo, nel comune sentire. Ha intenzione di “parificare” verso il basso il sapere e l’istruzione dei più in modo che possano essere guidati ed “usati” dai pochi senza troppi problemi. Vuole un popolo bue e ci sta riuscendo, anche grazie ai programmi televisivi spazzatura delle “emittenze di governo”. Oggi ciò che conta è l’interesse privato contrapposto a quello dell’”altro”. Oggi la gente fa folla, non popolo. Si sta perdendo il senso di comunità nazionale ed europea in generale. Questo è il vero pericolo, è ciò che più fa paura. Oggi ci indignamo per l’assurdo assalto a ragazzini di 15 e 16 anni ed ai loro insegnanti da parte di trentenni con bastoni e spranghe praticamente sotto gli occhi di agenti compiacenti. All’epoca del G8 di Genova ad indignarsi sono stati soprattutto coloro che hanno vissuto questo dramma di violenza gratuita da parte di forze “dell’ordine”. La verità è uscita, probabilmente non tutta, anni dopo, anni in cui i danneggiati sono anche stati beffeggiati più volte. E l’indignazione dell’opinione pubblica, se mai c’è stata, era ormai raffreddata, nella falsa certezza che “una cosa così” non avrebbe più potuto ripetersi. Oggi si ripete, anche se in modo più subdolo, con la compiacenza di quasi tutti gli organi di informazione-
Ma il modo per resistere c’è. E la Storia con la S maiuscola è contro questo metodo di governo, alla lunga. Tutti quanti noi dobbiamo “partecipare” nel modo più attivo possibile. Tutti coloro che si rendono conto devono attivarsi nel modo che più è consono al proprio sentire. Vuoi con la politica, nazionale o locale o ambedue, vuoi con associazioni e movimenti diversi compresi quelli che oggi si esprimono dentro e fuori dalle scuole e università- Possono essere anche movimenti apartitici, laici o religiosi. L’importante è che si esprima in questo modo il disagio e si propongano alternative, che si tenga alta l’attenzione su diritti e doveri reciproci. E’ importante che si renda evidente l’attacco costante al vivere democratico e solidale che si sta verificando, che si renda evidente il disinteresse della politica ai bisogni sociali, dell’ambiente, dei lavoratori, degli studenti, dei pensionati ecc. Senza possibilmente cedere alle provocazioni. Insomma, oggi non possiamo più “non sentirci coinvolti”: dobbiamo sentirci dentro tutti fino al collo, solo così faremo di tutto per “tirarci fuori”-
novembre 4th, 2008 alle 11:12 am
Hai perfettamente ragione …… io speravo tanto che non si arrivasse a questo punto. Ma ormai ci siamo: un ex-presidente incita alla violenta di stato; gli infiltrati della polizia provocano e picchiano i manifestanti (lontano dalle telecamere, per fortuna che c’era un giornalista); i manifestanti reagiscono (stupidi …… o forse infiòltrati pure loro?). Tutto ha dell’assurdo …… ho paura!
novembre 4th, 2008 alle 4:34 pm
Ho paura! Nessuno si prende più la briga di capire, nessuno si prende più la
briga di pensare. Tutti si bevono tutto. Non voglio nemmeno mettermi a
discutere se ha torto o meno la Gelmini e/o il Governo. Voglio solo dire che
in un paese civile dovrebbe essere normale poter apertamente manifestare il
proprio pensiero. Che si pensi a questo: siamo ancora così neandertaliani da
girare con la clava per spaccarla in testa a chi non la pensa come noi? E la
maggioranza delle persone pronta a giustificare, pronta a dire quanto sono
brutti gli studenti che dovrebbero andare a scuola invece di fare i cortei.
Anestetizzati, una maggioranza di persone anestetizzate che, anche quando
Cossiga, nei fatti, spiega cosa è stata la strategia della tensione non
capiscono! Oggi tocca a loro (studenti, ricercatori e insegnanti, intendo)
domani a tutti! Domani saremo noi a dover mandare i figli alle scuole private
perchè quelle pubbliche fanno pena, saremo noi a doverci fare una
assicurazione privata per garantirci i servizi sanitari minimi. Questa
affermazione vi stupisce? Avete letto il libro Verde (ora bianco) di Sacconi
sul futuro del nostro stato sociale? Saremo sempre noi che avremo un contratto di lavoro flessibile o a termine a doverci pagare tutti questi servizi (sempre nel libro verde/bianco). Cosa pensate di fare, poi? Manifestare?
Mi fermo qui? Forse il salto dal mulino bianco al Venerabile è troppo ampio per questo post o come primo impatto ….sappiate solo che, da tempo, alcuni hanno già ipotizzato un modello di società e di futuro … roseo? ai posteri l’ardua sentenza ….
novembre 5th, 2008 alle 12:36 am
Durante l’ultimo gazebo organizzato a Sotto il Monte per il PD, una persona in bicicletta, dopo aver ritirato il volantino che gli porgevo, fatti pochi metri è tornato indietro e si è fermato a parlare con me. Ha esordito dicendo: “Ma lei pensa davvero che si possano cambiare le cose?” Io ho risposto in modo automatico che pensavo di poter far capire che il governo stava agendo per tornaconto di pochi a danno dei molti, e che questo era facile da far capire. Questo signore appariva angosciato, e questo mi ha spinto ad osservarlo con maggior attenzione. Abbiamo iniziato a parlare sul serio. Ci siamo scambiati pareri, opinioni, paure, e da parte mia anche speranze, alternative. Ci siamo confidati i rispettivi impieghi: lui era poliziotto. E non pareva avere grandi speranze nel futuro. L’ultima cosa che mi ha detto prima di andare via è stata: “La gente comincerà a capire quando sarà costretta a tirare la lingua in terra, quando sarà veramente disperata. Mi creda, questo capiterà, e capiterà presto.” Ho pensato molte volte a questa frase. Soprattutto dopo il crash finanziario e dopo le scellerate ultime scelte del governo. Penso che avesse ragione, ma ho fiducia, nonostante tutto. Anche se i tempi saranno duri, economicamente, per tutti. Forse, le cose cominceranno a cambiare quando la gente, più che disperata, inizierà ad essere estremamente arrabbiata, inc……ta, inviperita, offesa, indignata. E stanca. Tutto quello che Igor dice che si sta preparando per il nostro immediato futuro è tristemente vero e reale, ma guai tacere! Manifestare significa contestare e questo fa paura a questo governo. Perchè altrimenti avrebbe cercato, contro ogni evidenza e rendendosi ridicolo di fronte al mondo intero, di sminuire la partecipazione popolare del 25 ottobre? Perchè cerca di fermare gli studenti con lo spauracchio della galera? Con quale accusa poi non si è capito. Ci vogliono buoni e silenziosi, non “facinorosi”. E’ vero, molta gente è anestetizzata, ora, ma fino a quando lo sarà? E poi non lo sono tutti, non lo siamo tutti! Guai arrendersi!
novembre 5th, 2008 alle 1:17 pm
Guai a tacere! Bisogna dire pane al pane e vino al vivo. Quello che è auspico è una rivoluzione silenziosa: una rivoluzione delle coscienze. Una rivoluzione che nasce dal profondo di ogni uomo; un campanello che suona per dire di stare in campana, un campanello che suona per dire a ognuno di noi di pensare con la propria testa e non far propri slogan di persone che hanno altre mire rispetto al bene della società tutta. Se siete cattolici o di un’altra religione partite da lì, dai suoi principi, se ritenete di avere un alto senso morale partite da lì per interpretare comportamenti e parole dei nostri governanti. Questo, ovviamente, implica un minimo di fatica ma vogliamo davvero essere così sprovveduti stare al mondo senza capire cosa succede? Una rivoluzione silenziosa che si traduca nei piccoli comportamenti. Anche il voto è (perdonate la banalizzazione) un piccolo comportamento. Ma io sogno tanti piccoli comportamenti quanti quelli che oggi hanno eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti.
novembre 7th, 2008 alle 12:51 pm
Vorrei usare le parole di Maurizio Martina (Segretario Regionale PD Lombardia)
per dare un ulteriore contributo a questa discussione: se c’è un esempio da seguire, visti i risultati…..
Prima o poi, da noi, anche le teste dure capiranno cosa e chi si sono tirati in casa!
da “Repubblica-Milano” 6/11/’08, pagg. I,VII
Ecco cosa ho imparato nella notte di Obama
A quarant’anni dalla fine della segregazione razziale il popolo americano ha
eletto il suo primo presidente afroamericano con una vittoria schiacciante,
mai realizzata prima d’ora. Sarà davvero difficile dimenticare la serata che
ho passato a Chicago sulla spianata del Grant Park riempita all’inverosimile
da migliaia di persone letteralmente impazzite per la vittoria di Barack
Obama.
Il 4 novembre si è fatta la storia. Dopo una lunghissima e durissima
campagna elettorale si è passati dal sogno alla realtà. I repubblicani
perdono il governo del paese, ridimensionati drasticamente dopo gli effetti
della cura Bush e della dottrina neoconservatrice dei falchi di Washington.
Ma anche i Democratici cambiano pelle, trascinati dalla valanga di nuove
energie che ha imposto loro e alle grandi famiglie liberal un inarrestabile
cambio di passo.
Il protagonismo delle nuove generazioni finalmente c’era e lo vedevi sui
volti delle migliaia di ragazzi che assiepavano la festa finale. Sono stati
loro, infatti, a fare la differenza dando vita a un’incredibile macchina
organizzativa che dal web al porta a porta ha battuto, giorno per giorno,
ogni angolo di questo immenso paese. La festa di Chicago è stata soprattutto
il loro urlo di liberazione e di gioia.
Ma quello che è successo con il voto americano ci offre alcune lezioni da
ricordare. La prima fra tutte è che questo paese, nonostante tutti i
problemi e le difficoltà che sta attraversando, torna a essere orgoglioso di
sé. È stato impressionante vedere il coinvolgimento con il quale giovani e
vecchi, bianchi e neri hanno religiosamente ascoltato l’inno nazionale
pronunciando subito dopo la preghiera laica del giuramento alla bandiera.
Dalle nostre parti, invece, un personaggio che invita a bruciare il
tricolore può diventare, anzi è diventato ministro. Porterò sempre con me
anche il lungo, convinto e rispettoso applauso che la folla democratica ha
tributato al senatore John McCain quando dai maxischermi ha reso omaggio al
nuovo presidente degli Stati Uniti , fino a pochi minuti prima suo duro
sfidante. Le stesse parole pronunciate da McCain sono state sono state un
fatto straordinario rispetto all’esperienza italiana. «State tranquilli, non
avete perso voi, ho perso io», ha esordito il senatore repubblicano davanti
ai suoi sostenitori. E poi, ancora, «sarò onorato di servire il nuovo
presidente degli Stati Uniti che è anche il mio presidente». Davvero un
altro mondo rispetto al provincialismo e alle bassezze di certa nostra
politica. Quel che ci portiamo da Chicago è anche questo.
Il voto non ha riguardato solo gli States ma il mondo intero. Abbiamo
respirato questo clima e ritorniamo con la consapevolezza che il cambiamento
non va predicato ma praticato giorno per giorno con la battaglia delle idee.
Questo è ciò che ha fatto Obama sferzando il torpore dei Democratici sopiti
da otto anni di sconfitte e lacerazioni profonde. Nel nostro dibattito il
tema del rinnovamento generazionale viene spesso evocato da chi non l’ha mai perseguito.
Come se bastasse annunciarlo per avere la coscienza a posto.
A quelli della mia generazione che vogliono quindi provarci tocca il compito
di non aspettare che qualcuno lasci loro il passo. In fondo la lezione di
Chicago è anche questa.
novembre 7th, 2008 alle 2:52 pm
La citazione di Angela “cade a fagiuolo” e mi dona un minimo di ottimismo. Ottimismo leggermente incrementato dal fatto che il governo ora si rimangia tutto sulla riforma universitaria e sembra voler trattare con i diretti interessati. Mi sta benissimo, anche se non capisco il perchè!
P.S.: ho in mente un altro articoletto che potrei scrivere domani mattina. Le questioni locali languono e quindi è giusto che ci sbizzarriamo parlando di politica nazionale!!!