Redditi in internet- Trasparenza o spionaggio?
Scritto da: Mauro in EconomiaTags: agenzia delle entrate, privacy, redditi
E’ il caso mediatico di questi giorni. C’è chi dice che sia non solo legittimo, ma anche auspicabile che questi dati vengano divulgati sull’enorme pubblica piazza del web, e chi ritiene che invece si tratti di un’imperdonabile e anche pericolosa violazione della privacy.
Dico la mia. Da quel che so da sempre questi dati sono accessibili presso i comuni, ma con una richiesta scritta e motivata come quella che in genere regola il diritto di accesso ai documenti amministrativi. L’accesso tramite internet è indubbiamente qualcosa di più e di diverso rispetto a quanto previsto dalla norma, consentendo una consultazione libera e sostanzialmente anonima dei dati, che possono anche essere scaricati in massa (come è già successo nelle poche ore in cui sono stati disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate) e quindi “trattati” (ceduti, scambiati, divulgati) senza alcun limite nè controllo. Tutto ciò secondo me giustifica l’intervento del Garante, anche se tardivo e ormai scarsamente utile. Per quanto riguarda il merito, cioè gli effetti positivi e negativi di tale divulgazione, io credo che sarà fonte più di voyeurismo e piccole o grandi ritorsioni che non di trasparenza. In fin dei conti si tratta di dati di cui l’Agenzia delle Entrate è già in possesso, non credo che la lotta all’evasione debba passare attraverso la delazione e la maldicenza. E poi, mi domando e dico, ci fanno mille problemi per la privacy e la gestione dei dati personali per delle sciocchezzuole (tipo, che ne so, l’organizzazione di un corso di roigami in biblioteca) e poi spiattellano in questo modo da un giorno all’altro i redditi degli italiani in internet senza nemmeno consultare il Garante preposto?
Sarei curioso di sentire il parere di una “addetta ai lavori” come Angela…
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maggio 3rd, 2008 alle 2:53 pm
Caro Mauro, grazie per aver chiesto il mio parere. In realtà tutto questo mi ha fatto solo sorridere. Hai ragione quando dici che i “problemi pratici” connessi alla applicazione in ambito amministrativo della normativa sulla privacy, spesso si risolvono in semplici e noiose lungaggini burocratiche con poco senso, ma la legge in se’ ha una sua logica. Poi l’applicazione ne esaspera le modalità. Ti potrei fare altri esempi, tipo la normativa antiriciclaggio, ma sorvolo per non uscire dal tema. Per rimanere appunto a questa cosa: ho saputo quel che era successo verso sera, quando tutto era già finito, ma anche se lo avessi saputo, me ne sarei guardata bene dall’andare a curiosare sul sito dell’ADE. Avevo altro da fare. Tu ed i giovani come te non possono ricordare che, trenta anni fa e più era consuetudine appendere nelle bacheche dei comuni i redditi dichiarati dai residenti nell’anno precedente, ma sinceramente non ricordo di aver mai visto code di persone curiose davanti a quelle bacheche. Non ho visto che tipo di dati sono stati pubblicati, ma, a parte che per le dichiarazioni più semplici, (di dipendenti o pensionati) dubito che fra i normali curiosi possano esserci quelli che comprendano davvero il significato di tali dati. Voglio dire: una azienda, piccola o grande che sia, dichiara un reddito che deriva da un bilancio con delle voci in dare e avere del conto economico e dello stato patrimoniale che, analizzati, ti dicono il perchè si è arrivati a quel reddito. Ad esempio, prendi due panetterie vicine tra loro. Una è una società di persone, l’altra una ditta individuale. Ambedue hanno bisogno di quattro persone per poter svolgere l’attività. La prima, oltre a due soci (marito e moglie), ha due dipendenti, mentre nell’altra vi lavora il proprietario con tre dipendenti. A parità di ricavi, e con costi generali simili, il reddito della prima sarà più alto di quello della seconda, in quanto in bilancio figurerà un costo per dipendenti più basso. Il reddito della società verrà suddiviso poi nelle dichiarazioni dei due soci, che verseranno quindi le relative imposte. Senza contare poi le diverse scelte di gestione che si possono fare (investimenti in nuove attrezzature o meno, assunzione di personale esperto o di giovani apprendisti, ecc…. ) Non so se, unitamente ai redditi, siano stati pubblicati anche i risultati degli Studi di Settore. Se così fosse, consiglierei i curiosi di andare lì a vedere chi, non rientrando nei parametri, possa forse avere qualche problema di “mancato reddito”, vale a dire “evasione”. Se penso che sono ormai dieci anni che inviamo le dichiarazioni in via telematica e che, nonostante ciò, tanto per fare un esempio, l’Inps ancora ti chiede di comunicare i redditi conseguiti sul modello cartaceo per poter richiedere la pensione! L’Inps, che da anni può arrangarsi a prendersi i redditi da sola, ancora li va a chiedere al contribuente. Voglio dire che ancora manca la vera sinergia fra i vari uffici, e poi si fanno cose che, come questa, lasciano il tempo che trovano e non risolvono nulla. E comunque sono i redditi del solo 2005! Ci sarebbe un senso se la cosa venisse fatta costantemente tutti gli anni: allora sì che potrei cominciare a fare i conti in tasca al mio vicino, se proprio ci tenessi.
maggio 5th, 2008 alle 11:03 pm
Io vorrei fare un semplice commento … veloce e senza nessuna pretesa!!! La pubblicazione delle denunce dei redditi è un atto di assoluta trasparenza che dovrebbe diventare la normalità per tutti … in Italia e ovunque nel mondo!!! La curiosità o il “voyeurismo” che si sono scatenati svaniranno col tempo e la pubblicazione dei redditi sarà un ulteriore deterrente all’evasione!!!
maggio 6th, 2008 alle 10:52 am
In effetti come deterrente all’evasione, in questa Italia bacata, potrebbe servire. Ma io vorrei tanto che si arrivasse a pagare le imposte perchè “lo si deve fare”, per poter accedere ai servizi a testa alta consapevoli del fatto che si contribuisce a fare in modo che i servizi abbiano la linfa per poter essere erogati come si deve. Vorrei che si facesse strada la consapevolezza del “dovere” e non dell’”obbligo”. Ma come al solito io vaneggio. Quindi ben vengano anche i redditi on line!
maggio 6th, 2008 alle 11:11 am
Mi spiace, ma devo confermare le tue parole …. stai vaneggiando!!! La consapevolezza del “dovere” e non dell’”obbligo” è un sogno: ce lo insegna la storia dell’uomo e solo nei romanzi più visionari (Asimov in primis) l’umanità tende verso “il bene della collettività”!!!
Tornando con i piedi per terra, bisogna anche aggiungere che nessuno dovrebbe vergognarsi di dichiarare al mondo il proprio reddito. Se qualcuno si vergogna di guadagnare troppo vuol dire che lui stesso si rende conto che è una ingiustizia!!!
maggio 7th, 2008 alle 4:53 pm
Scusa Matteo, ma ci potrebbe anche essere qualcuno che si vergogna di guadagnare troppo poco!
Se un padre di famiglia con coniuge e figli a carico si trova in una brutta situazione, fatica a far quadrare il bilancio familiare ed è magari costretto (caso sempre più frequente) a chiedere un sussidio al comune o l’aiuto dei servizi sociali, chi siamo noi per imporgli qualcosa che può avvertire come una lesione della sua dignità?
Siamo tutti d’accordo che non dovrebbe vergognarsi di nulla, come non dovrebbero vergognarsi tanti lavoratori (precari e non) che galleggiano appena al di sopra della soglia di povertà (semmai dovrebbe vergognarsi almeno un po’ chi li sfrutta, o come dici tu chi guadagna soldi a palate solo tramite speculazioni finanziarie o grazie a posizioni occupate grazie a raccomandazioni e spintarelle varie); però non tutti abbiamo la stessa sensibilità.
maggio 7th, 2008 alle 10:56 pm
Capisco perfettamente la tua posizione, Mauro ….. e quello da te presentato è l’unico caso in cui sarebbe giusto non divulgare i redditi. Credo comunque che la morbosità delle persone che “spulciano” i redditi on-line sia rivolta soprattutto a coloro che guadagnano molto …… nessuno credo sia andato a controllare che nel 2005 Matteo P. ha guadagnato 10.000 € o poco più. E probabilmente i dati di quelli veramente poveri (non sto parlando di me stesso) sono stati raccolti solo per stilare delle statistiche. Comunque ribadisco che il tuo esempio solleva una vera dubbio in merito alla pubblicazione dei redditi.
Aggiungo che io fino ad ora non ho consultato i redditi on-line …. e mai lo farò se non per necessità …. e credo che col passare del tempo, se i redditi rimarranno pubblicati on-line, la morbosità cesserà lasciando spazio all’indifferenza.