La retorica di sessantatre anni fa
Scritto da: amministratore in CulturaTags: libertà, resistenza, unità
Sessantatre anni fa mio padre aveva 22 anni, quasi 23. Sessantatre anni fa, il 25 aprile del 1945, mio padre era a Milano, sui tetti, con in mano un fucile, a combattere come partigiano. Sarebbe lungo raccontare la sua resistenza ora, ma quella sua stessa realtà, quel giorno, la stavano vivendo moltissimi altri italiani, partigiani e non.
Italiani che hanno lottato per anni una lotta che rispondeva con le armi alle armi, ma che alla violenza spesso gratuita dei nazifascisti rispondevano anche con atti di coraggio ed altruismo rimasti per lo più sconosciuti, ma che resteranno per sempre vivi nella memoria di chi li ha vissuti. Vivi, non sepolti. Sessantatre anni dopo, questa memoria molti la vorrebbero cancellare, seppellire, appunto. Non riconoscere. Ma noi, genitori di ragazzi che oggi hanno la stessa età di quella che i loro nonni avevano quando questa realtà l’hanno vissuta e sofferta, possiamo permettere che quei dolori, quelle scelte sofferte, quelle speranze in un futuro di pace e libertà vengano ora relegati come retorica di un passato non da dimenticare, ma da negare? Potrei riferire alcuni episodi che mia nonna mi ha raccontato quando ero ragazza, episodi di resistenza civile alla barbarie, episodi in cui tutta una famiglia veniva coinvolta, bambini compresi, in azioni non violente di aiuto ed assistenza a chi era in montagna, a combattere. Ma sarebbe la storia di tante famiglie, qui al nord come al sud Italia. E il loro ricordo potrebbe benissimo essere quello che mia nonna mi riportava, analogo anche se non identico. Uguale nella sostanza. Il ricordo di almeno due generazioni di Italiani, i nostri nonni ed i nostri padri e madri. Ricordi, di sessantatre anni fa e più, di coloro che hanno contribuito alla nostra libertà di oggi. Non dimentichiamolo.
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