Scritto da Igor
Rispondere a questa domanda sarebbe stato più semplice qualche anno addietro. Oggi la politica è vista con diffidenza se non con sospetto. A mo’ di premessa, almeno non ci dobbiamo tornare sopra più tardi, dobbiamo ammettere che la classe politica (tutta o quasi) ci ha messo del suo per farci percepire questa distanza. Dobbiamo però doverosamente far notare (e chi non vede in questo caso fa finta di non vedere) che chi ha cavalcato l’onda del “tanto sono tutti uguali” ed “è tutto un magna magna” ha tratto un bel tornaconto dai propri proclami e si comporta esattamente come chi diceva di criticare: mai visto nessuno di questi “politici” rifiutare un seggio in parlamento (che sarebbe oltremodo stupido), ma soprattutto mai visto nessuno di questi che, ottenuto un seggio, si sia adoperato per cambiare con fatti concreti la percezione dei propri elettori circa la politica.
Anzi sbraita ancora di più come se, a questo punto, non fosse almeno parzialmente responsabile di quella politica con la “p” minuscola che genera un sentimento diffuso di antipolitica. Che ci sia un interesse? La domanda è, ovviamente, retorica.
Partiamo dal concetto di responsabilità per tornare al tema di questo post e poniamoci qualche domanda: se la politica non mi piace e quindi non mi interessa ho fatto qualcosa per cambiarla? La risposta, spesso, è no! Se, poi, ti sorge questo dubbio: ma io, da solo e nel mio piccolo cosa potrei mai fare? La risposta è: forse non molto ma ci hai mai provato?
Quindi ecco una prima spina nel fianco, nemmeno troppo inedita direi, per convincerti che è opportuno interessarsi di politica (almeno il giusto): se, come dici, le cose vanno come vanno oltre che un problema tuo è anche, in minima parte, colpa tua! J. F. Kennedy diceva “non chiederti che cosa fa lo stato per te, ma chiediti cosa fai tu per lo stato”.
Interessarsi di politica vuol dire almeno vagliare le proposte concrete nei programmi, ascoltare i canditati anche tra le righe (un po’ sgamati dobbiamo imparare a esserlo), insomma farsi un’idea precisa e di conseguenza votare. Se accetti un consiglio diffido sempre da chi alza troppo il tono dello scontro, o sbraita, o promette la luna, o fa leva su freudiane paure (il voto di pancia è per definizione un voto non meditato). In altre parole prima di criticare, o meglio, di lasciar perdere, cerca di conoscere.
Un’altra spina nel fianco? Se decidi di non votare non fai altro che delegare ad altri, a chi comunque vota o assume un impegno politico, decisioni che riverbereranno i propri effetti sulla tua vita. È un po’ come decidere di non presenziare alle riunioni di condominio e poi lamentarsi delle decisioni assunte anche grazie al voto dell’antipaticissimo vicino di pianerottolo.
Se almeno un po’ ti ho convinto ad interessarti ti politica ti lascio con un altro consiglio: cerca di pensare con la tua testa. Quindi mettiti alla prova, mettici alla prova, metti la classe politica alla prova: la cartina di tornasole è il tuo cervello.

2 Risposte a “Perchè votare?”

  1. Anonimo scrive:

    Il non votare per semplice pigrizia o per indecisione (un po’ come l’asino di Buridano) mi sembra una scelta, anzi una non-scelta filgia di una sfiducia comprensibile, ma non inacanalata nella giusta direzione. L’indifferenza e l’apatia (in ambito politico e non solo) producono cittadini facilmente manipolabili, cioè paradossalmente contribuiscono ad alimentare quei mali che chi scansa le urne elettorali con aria schifata dice di voler combattere.

  2. Matteo scrive:

    Capisco la posizione dell’Anonimo (vedi commento precedente), ma non sarei così cattivo con chi sceglie di non votare.
    Concordo in assoluto con l’autore dell’articoletto (Igor), soprattutto su un punto: chi decide di non votare delega a chi vota anche le sue scelte e quindi poi non avrebbe diritto di lamentarsi se le cose vanno male! Ma in generale non bisogna accusare chi non vota di provocare danni ….. meglio discutere con loro e convincerli che votare è più un dovere morale nei confronti di se stessi!!!

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